Böckenförde ritiene che la profonda secolarizzazione delle nostre società  non sia un’acquisizione definitiva e quindi, secondo lo studioso tedesco, è necessario un dialogo tra religione politica, attraverso una opera comune di scavo storico che ricorda, tra l’altro, come il pieno riconoscimento della libertà religiosa è passato tramite l’acquisizione dello Stato di diritto.

Lattarulo, A.., Stato e relione. Gli approdi della secolarizzazione in Böckenförde e Habermas, Progedit, Bari, 2009, pp. 118.
Sono sempre più numerosi, in questi ultimi anni, gli studi sociologici e politologici dedicati all’influenza dell’elemento religioso nelle società complesse. Dirimere il nodo del rapporto tra Stato e Religione nelle democrazie contemporanee appare un punto cruciale del dibattito intellettuale e pubblico. Questo testo di Alessandro Lattarulo (attualmente assegnista di ricerca di Filosofia del Diritto presso Università di Bari) cerca di declinare questo problema ricostruendo le modalità in cui esso è stato discusso e focalizzando l’attenzione su due dei maggiori protagonisti di tale dibattito: Böckenförde e Habermas.
Böckenförde ritiene che la profonda secolarizzazione delle nostre società  non sia un’acquisizione definitiva e quindi, secondo lo studioso tedesco, è necessario un dialogo tra religione politica, attraverso una opera comune di scavo storico che ricorda, tra l’altro, come il pieno riconoscimento della libertà religiosa è passato tramite l’acquisizione dello Stato di diritto.
Böckenförde, svolgendo una attenta analisi storica e sociologica, vede lo Stato in una condizione di crisi in seguito ad alcuni processi di trasformazione e evoluzione socio-politica: “globalizzazione e europeizzazione, individualizzazione”( p. 14): la legittimazione dello Stato in questa situazione può, a suo avviso, venire solo dalla religione. La religione, cioè, in quest’ottica, fornirebbe allo Stato quei presupposti etico-normativi che la Modernità ha progressivamente disgregato attraverso il pluralismo, il politeismo dei valori e il relativismo, dimensioni che Lattarulo ricorda attraverso il confronto con molti esponenti del dibattito teorico sociale contemporaneo, da Zagrebelsky, a Berger, a Beck, a Cacciari, a Rusconi.
L’apertura alla religione sostenuta da Böckenförde si ritrova anche nel pensiero di Habermas. Se, in Böckenförde, questa apertura si argomenta, però, soprattutto in termini storico-sociologici, nell’erede dei Francofortesi, il discorso sulla religione diventa marcatamente filosofico-sociologico.
In pratica, nota Lattarulo, per Habermas “i monoteismi hanno ruolo coriaceo nel pensiero occidentale e un dialogo senza presunzioni assimilatrici può risultare salutare tanto per filoni non orientati teologicamente che per i credenti (…). Di converso, le risposte elaborate da una prospettiva conoscitiva atea scontano un’insufficienza rinvenibile nel fatto che tutti i temi con i quali essa si relaziona riguardano l’origine e il destino dell’uomo”(p. 94).
Lattarulo ricostruisce i passaggi cruciali di questa impostazione, iscrivendoli criticamente nei contesti del dibattito filosofico politico contemporaneo: l’ascendenza kantiana, la visione del naturalismo “morbido” di Habermas, la prospettiva del cosmopolitismo, l’ipotesi del patriottismo costituzionale.
Pur nelle critiche indirizzabili ai modelli dei due studiosi tedeschi, Lattarulo ritiene che le loro prospettive colgano un problema fondamentale che caratterizza la società europea e, in particolare, la sua connotazione politica attraverso l’UE. Il fatto, cioè, che il processo costituente all’interno dell’Europa “non può ridursi alla sommatoria di razionalità rinvenibili nei sottostitemi sociali, e quindi all’aspirazione a una Costituzione, che (…) smorzi le tensioni di una crescita economica segnata da laceranti contraddizioni”(p. 107).
Per tale ragione, evitare un contrasto tra religione e politica, non è una forma di limitazione del pensiero laico, ma una questione che i sociologi della conoscenza definirebbero di senso sociale. E, anche, forse più semplicemente, di buon sensoBöckenförde ritiene che la profonda secolarizzazione delle nostre società  non sia un’acquisizione definitiva e quindi, secondo lo studioso tedesco, è necessario un dialogo tra religione politica, attraverso una opera comune di scavo storico che ricorda, tra l’altro, come il pieno riconoscimento della libertà religiosa è passato tramite l’acquisizione dello Stato di diritto.

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